Massimo Tosco ha trascorso oltre quarant’anni a rincorrere un sogno che si fa giorno per giorno forma e segno, senza chiedere altro che il piacere di esprimersi.
Un artista a tutto campo, autodidatta, che ha solo sempre seguito il proprio estro e capriccio, imparando quello che ha voluto da pochi grandi maestri del Novecento.
Non ha gallerie di riferimento. E’ un artista senza padrini né padroni, senza sponsor né mercanti.
Massimo Tosco non ambisce ad entrare nel mercato dell’arte per una sua consapevole scelta: cede le sue opere solo ad amici e a collezionisti affezionati che lo apprezzano e appoggiano disinteressatamente.
Secondo la logica di questa civiltà dello spettacolo e dell’apparenza è un artista "fallito". Ma lui, invece di deprimersi per questa situazione, ne ha fatto un punto d’orgoglio. Anzi nel 1990 ha fondato l’AFA, Artisti Falliti Associati.
1945 - Nasce a Torino il 19 settembre.
1951 - A causa della disastrosa situazione finanziaria della famiglia, che tra l’altro ha perso la casa, è costretto a entrare in collegio, a Carmagnola, presso i Padri Domenicani. Nel 1953 passa al collegio “Piccoli amici di Gesù” di Vische Canadese, tenuto dalle ottime Suore Oblate del Sacro Cuore.
1956 - Dopo aver trascorso in collegio il periodo delle scuole elementari, entra in Seminario, presso i Padri Missionari della Consolata. Vi resterà fino al 1964. Questa scelta si rivela fortunata perché gli dà la possibilità di studiare, che altrimenti non avrebbe.
1959 - Incomincia a dipingere acquerelli e scrive le sue prime poesie.
1961 - Dipinge il suo primo quadro a olio. Da allora non ha più interrotto il suo rapporto con la pittura. Con l’amico Sergio Fagotto ha un proficuo e quotidiano scambio su quella che entrambi intendono sempre più come una vera e propria vocazione artistica e poetica.
1964 - Abbandona il seminario e si iscrive a Filosofia, all’università di Torino. Il suo interesse predominante resta la pittura. Aparte qualche materia, come l’antropologia culturale e la sociologia, studia con poco entusiasmo e si laurea nel 1971 con voti mediocri.
1968 - In maggio partecipa alla contestazione studentesca, in luglio si sposa con Rita Sperone, in dicembre realizza la sua prima mostra alla Galleria La Conchiglia di Torino, con una presentazione del suo professore di Estetica e amico Gianni Vattimo. Vende un solo quadro e quattro disegni.
1969 - Mostra di piccoli quadri informali a Treviso, presso il caffè Guiscardo Casellato. Nessun successo. Pubblica per le edizioni Pitecantropus di Gianni Milano il poemetto liturgico “Lettera dalla nuova terra”.
1969/1972 - Mentre la famiglia cresce (con Rita Sperone hanno tre figli), si barcamena tra diversi lavori, supplenze e collaborazioni editoriali e giornalistiche. Scrive su commissione anche un romanzo, che viene pubblicato sotto pseudonimo e gli viene pagato 350 mila lire. Continua tuttavia a dipingere, vendendo i suoi quadri per poche lire ad amici, parenti e a negozianti di colori e cornici.
1973 - Dopo il servizio militare, inizia la sua carriera scolastica. Coltiva anche interessi teatrali, organizzando con gli allievi esperienze di scrittura collettiva e di recitazione. Di una certa notorietà è la realizzazione teatrale del “Fra Dolcino” con gli allievi del liceo Cavour.
1974 - In pittura passa dall’informale a un espressionismo figurativo fortemente influenzato dall’opera di Francis Bacon.
1976 - La tragedia di Seveso gli ispira le opere del ciclo “Nostra signora degli inquinati”, che espone in dicembre alla Libreria La Torre di Alba.
1977 - Fonda l’ Agenzia Poetica Torinese con gli amici Mario Bianco, Ugo Gomiero e Piergianni Curti. Insieme a loro cura una trasmissione settimanale di poesia alla Radio Torino Alternativa. Il programma si intitola “I denti d’oro del dinosauro” e sarà trasmesso per circa tre anni.
1982 - Mostra “La specie umana”, alla Galleria Ideogramma di Torino. Espone gli inchiostri realizzati nei due anni precedenti.
1983 - Affitta tutto l’ultimo piano di una fabbrica (720 metri quadrati), facendone il suo atelier. Dipinge le grandi tele del ciclo “Storia dell’Arteprima parte”. In maggio espone in questa sede i suoi lavori, ottenendo un buon successo di pubblico. I critici ammirano il coraggio, ma non spendono una parola per appoggiare un outsider che non appartiene ad alcuna consorteria e non è appoggiato da gallerie o mercanti.
1984 - In gennaio, oberato dalle spese, è costretto ad abbandonare il suo grande atelier. Prima di lasciarlo, in una crisi di rabbia, distrugge quasi tutte le opere lì realizzate (circa 80 tele e varie sculture). Da quel momento e fino al 1993 si riduce a dipingere nella cucina del proprio alloggio. Inizia a creare le sue cartoline.
1986 - Mostra “Il re ed io” alla Galleria La Gibigianna di Bra.
1987 - Partecipa con una mostra personale all’Arte Fiera di Bologna. Dopo quest’esperienza, nella sua mente si squarcia il velo e capisce alcune cose del mondo ufficiale dell’arte. Decide così di allontanarsene, non cercando più da quel momento contatti e rapporti con galleristi e critici. Per contro si dedica alla pittura con più decisione e intensità. Diversi amici incominciano ad apprezzare le sue opere e gli permettono di sostenere le spese per continuare la sua attività artistica.
1988 - Inizia il sodalizio letterario con Rita Sperone. Insieme curano antologie scolastiche, scrivono soprattutto libri per ragazzi, testi teatrali e il romanzo “La Passione di Torino”. Il lavoro letterario non lo allontana dalla pittura. In genere dedica il mattino alla scrittura, il pomeriggio e la sera alla pittura.
1990 - Fonda l’associazione internazionale AFA: Artisti Falliti Associati, di cui redige un manifesto che teorizza il fallimento strutturale dell’arte moderna e auspica una via di salvezza per gli artisti contemporanei proprio attraverso l’esperienza consapevole e responsabile del fallire. Cerca di diffondere tra gli amici artisti questa nuova teoria, ma dopo le prime adesioni per curiosità nessuno è disposto a seguirlo su tale strada.
1991 - In aprile espone alla libreria Fontana di Torino le opere su carta del ciclo “Torino tropicale”. Buon successo. In novembre espone in una birreria di Asti la serie “Asti tropicale”. Da questo momento esporrà solo in spazi alternativi alle gallerie d’arte: birrerie, caffè, foyer di teatri, circoli, chiese sconsacrate.
1992 - In novembre: mostra “Non son mai stato ai Tropici…” al foyer del Teatro Araldo di Torino.
1993 - Si trasferisce a Luserna, dove finalmente può esercitare la sua arte in spazi adeguati. Si rinnova anche stilisticamente: approfondisce il suo rapporto con lo stile informale.
1994 - In marzo: mostra all’ Art café di Torino. Vi presenta il ciclo pittorico delle “Finestre” iniziato in sordina già nel 1987. Nessuno apprezza queste finestre, che dovranno aspettare ancora qualche anno prima di essere valorizzate. Oggi costituiscono le opere di maggior successo di Massimo Tosco.
1997 - Nel rustico della sua casa di Luserna adibisce a galleria privata due ex stalle e vi organizza mostre personali e collettive di amici artisti. Il luogo prende da questo momento il nome di Casa dell’Arte.
2000 - In dicembre: mostra “Elogio dell’eclettismo” alla Casa dell’Arte.
2001 - A maggio, nella biblioteca comunale di Villafranca Piemonte espone una selezione delle cartoline realizzate dal 1982 al 2000. A luglio: mostra antologica “Il gesto e l’icona” nella Chiesa della Beata Vergine del Carmine, adibita a esposizioni artistiche dal comune di Villafranca Piemonte. Le opere informali di Tosco “dialogano” con gli affreschi, le tele e gli stucchi di questo gioiello rococò.
2002 - Organizza nella Casa dell’Arte un corso settimanale di pittura che prosegue ancora oggi e che è basato sull’assoluta libertà espressiva e dove non si insegna nulla se non il gioioso abbandonarsi alla “via del pennello”.
2003 - Settembre: mostra “Aut aut ” alla Casa dell’Arte.
2005 - In ottobre: mostra “Segnali dell’ era primaria” alla Casa dell’Arte.
2006 - In ottobre: mostra “Sola Pictura” alla Casa dell’ Arte.
2007 - Inizia la catalogazione ragionata di tutte le opere pittoriche e la pubblicazione dei propri scritti inediti, incominciando dalle poesie...
Questo progetto lo terrà impegnato per i prossimi tre o quattro anni.
TOP ^ANTEPRIMA OPERE
La produzione artistica di Massimo Tosco è notevole: dal 1961 ha dipinto più di ventimila opere.Un lavoro continuo, oscuro, senza clamore, macinando migliaia e migliaia di ore in visioni solitarie e in un dialogo ininterrotto con la grande pittura del Novecento.Autodidatta, in pittura tutto quello che sa ha potuto apprenderlo guardando l’arte dei grandi artisti: Picasso, Kandinsky, Schwitters, Bacon, Rauschemberg, Pollock, Burri, …Massimo Tosco, senza mai chiedere niente in cambio, ha seguito con dedizione e amore la via del pennello e la via della scrittura.Su questo binario egli continua il suo viaggio spirituale per arrivare a capire qualcosa di questo mondo e di questa vita."Ogni mio dipinto, ogni piccolo disegno, ha dietro di sé tutta una vita: lo studio, la ricerca, i pensieri, le speranze, le passioni, le infatuazioni, le illusioni e anche le sofferenze e frustrazioni, insiemeallo sforzo gioioso e all’ingenuo entusiasmo che non mi abbandona mai quando ho in mano un pennello."
GALLERIA DIPINTI DI MASSIMO TOSCO
La produzione pittorica di Massimo Tosco testimonia consapevolmente il valore dell’eterogeneità e dell’ecclettismo: dipinge su ogni tipo di materiale (tele, tavole, carte, cartoni…), usando spesso e volentieri materiali di recupero. Le tecniche vanno dall’olio, all’acrilico, agli smalti, ai colori a calce e vinavil, al collage.
Sovente nello stesso quadro le varie tecniche vengono mescolate con estrema disinvoltura. Una caratteristica dei dipinti di Massimo Tosco è la serialità: affascinato da un soggetto particolare tende a riprodurlo in innumerevoli varianti.
Così è accaduto per la serie "NOSTRA SIGNORA DEGLI INQUINATI" e per le COPPIE negli anni Settanta, le SCIMMIE, le CATTEDRALI, le ISOLE e i RE negli anni Ottanta, le FINESTRE negli anni Novanta e le SCRITTURE in questi ultimi anni. Anche i formati delle opere sono estremamente vari: si va dai pochi centimetri di alcune tavolette fino ai diversi metri di alcuni assemblaggi che spesso subiscono nel tempo smembramenti e ricostruzioni.
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GALLERIA PICCOLE CARTE DI MASSIMO TOSCO
Nelle piccole carte Massimo Tosco esprime con più immediatezza la sua visione del mondo e il suo continuo omaggio alla grande pittura del Novecento.
Dagli schizzi di paesaggi fantastici, alle figure carpite al volo da una pagina di giornale, o dall’invenzione di forme informali che richiamano antiche e indecifrabili scritture, la pittura di Tosco è un processo veloce, istintivo, una forma di stenografia dell’inconscio e il tentativo di afferrare in pochi attimi tutto un mondo.
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GALLERIA CARTOLINE DI MASSIMO TOSCO
Dai primi anni Ottanta Massimo Tosco dipinge cartoline. Ha incominciato a farlo quasi per gioco per mandare i propri saluti agli amici.
Poi il gusto del piccolo e del frammento gli ha preso la mano: nel tempo le cartoline si sono moltiplicate, le tecniche sono diventate sempre più varie e audaci.
Oggi le cartoline di Massimo Tosco sono migliaia, fatte oggetto di un collezionismo accanito da parte di alcuni fans di questa particolare forma espressiva.
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GALLERIA ASSEMBLAGGI E COLLAGE DI MASSIMO TOSCO
Sull’esempio dei suoi amati maestri Kurt Schwitters e Robert Rauschenberg, Massimo Tosco ha realizzato un buon numero di opere plastiche, assemblando oggetti vari di uso quotidiano e svariati materiali grezzi, facendone dei piccoli monumenti allo spirito ibrido di questo tempo.
L’ambizione che sta alla base di queste opere è quella di "metterci dentro tutto il mondo e un concentrato di tutta la Storia".
Anche i collages, a cui Tosco ricorre sempre più spesso, hanno questa funzione: utilizzare l’intera civiltà figurativa, le migliaia di immagini fotografiche, i personaggi più o meno noti, le catastrofi, i mirabilia del presente e del passato, incorniciando tutto questo immaginario con i propri segni.
Così da arrivare a un’interpretazione originale e a una visione più profonda della realtà.
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TOP ^Di seguito potrete leggere alcuni passaggi dell'intervista effettuata da Josè Maria Velasco a Massimo Tosco.
Voglio incominciare la mia intervista con una domanda brutale: perché non sei ancora un artista affermato, dopo tutti questi lunghi anni di dedizione alla pittura?
Chi vuole veramente una cosa, fa di tutto per ottenerla. E magari la ottiene. Forse non ho mai desiderato veramente affermarmi. Forse perché credo che il vero problema non è tanto affermarsi, ma restare integro come artista.
Vedi forse una contraddizione tra essere “affermato” ed essere “artista”?
No, ma spesso per affermarsi bisogna fare molte concessioni a coloro che detengono il potere nel mondo dell’ arte e che tendono a orientare la carriera degli artisti, che aprono o chiudono loro le porte, stilano le graduatorie, eccetera eccetera. Poi, quando agguanti il successo, non puoi fare quello che ti pare, perché devi rendere conto a molti, diventi un personaggio pubblico a cui si richiede una certa presenza e un certo comportamento. Un artista affermato riesce difficilmente a vivere nascosto e ad approfondire un autonomo cammino spirituale. Così molti in queste condizioni perdono a poco a poco l’ispirazione, la profondità di visione, la lucidità.
Perché tu vuoi vivere nascosto?
Perché il mio ideale è stare tranquillo, in disparte, facendo quello che mi garba e dedicandomi esclusivamente alla mia arte in totale autonomia.
La libertà è per me l’essenza della vita spirituale e per essere libero non
devo rispondere a nessuno delle mie scelte.
Ma ti sarai reso conto che un tale sistema di vita rischia di farti perdere molti vantaggi, comprese tante possibilità di guadagno?
Ne sono sempre stato cosciente, soprattutto quando da giovane mi avrebbero fatto comodo maggiori guadagni. Ma io non baratto la mia tranquilla operosità e la mia libertà per quattro soldi.
Veniamo ora a parlare un po’ della sostanza, dell’essenza della tua pittura. Da che cosa parte il tuo dipingere e a che cosa tende?
Qual è il contenuto delle forme che tu costruisci sulla carta e sulla tela?
Il contenuto sono io. L’essenza dei miei segni è la mia intima sostanza spirituale che si materializza in forme gestuali e primarie. Il grande filone dell’espressionismo astratto è sempre stato e forse sempre sarà il mio punto di riferimento, i miei maestri abbracciano tutto l’arco che va da Pollock agli informali europei, facendo una deviazione verso il sulfureo Bacon, e ripiegando nuovamente verso i miei santi patroni Afro, Burri, Vedova, e ancora verso il più grande di tutti: il mitico Kurt Schwitters.
Si può fare una periodizzazione della tua pittura rispetto agli stili e alle tematiche?
Ho passato diversi periodi, ma non rigidamente, perché il mio procedere è sempre stato eclettico e ondivago. In un giorno posso fare con tranquilla incoerenza un quadro informale e
un paesaggio in stile fauve. Penso che la vera coerenza stia nell’amore e nella dedizione quotidiana per la manualità e la gestualità del dipingere e non tanto nel rigore stilistico. E’ tutta una questione di sensualità: a me dipingere piace fisicamente. Comunque, per rispondere un po’ più precisamente alla domanda sui diversi periodi e sulle varie tematiche: all’inizio per imparare, come quasi tutti i principianti, ho copiato: Corot, Géricault, i macchiaioli e gli impressionisti. Mi piaceva moltissimo copiare. Poi incominciai a imitare: Carrà, Morandi, Sironi, De Pisis… Poi dal 1967 mi sono gettato a capofitto nell’espressionismo astratto e nel ´68 ho fatto, come ho già detto, la mia prima mostra con quadri che guardavano a Pollock e Kline. Negli anni Settanta il mio dio diventa Bacon e mi converto a un figurativo molto deformato e rabbioso. Realizzo ad esempio nel 1976 la serie di “Nostra Signora degli Inquinati”: madonne rinascimentali in stile baconiano. Poi negli anni Ottanta realizzo soprattutto opere su carta, ma anche le grandi tele del ciclo “Storia dell’arte”. Negli anni novanta, dopo la parentesi dei “Re” e delle “isole tropicali”, ritorno decisamente all’espressionismo astratto e informale. Inizia il lungo periodo delle “finestre” e delle “scritture” che dura tuttora.
Parlami ancora un po’ dell’importanza della scrittura nella tua pittura.
In questo lavoro incessante di costruzione e decostruzione, di citazione e di istintiva ri-creazione di mondi primordiali, in questo continuo confronto con tutte le innovazioni stilistiche del Novecento (dadaismo, espressionismo, astrattismo, informale, pop), quello che negli ultimi vent’anni mi ha sedotto e influenzato maggiormente è stato l’incontro con le innumerevoli forme di scrittura, cioè con la fisicità e gestualità del tracciare segni alfabetici o ideogrammi, insomma i vari modi pratici e concreti di scrivere. I graffiti preistorici, i geroglifici, il lineare A e B, gli ideogrammi cinesi e giapponesi, l’ebraico, l’arabo, le strane grafie delle lingue più svariate mi affascinano e sono per me un riferimento costante se pur incomprensibile ( io non sono un poliglotta: me la cavo bene solo con l’italiano e il piemontese).
Quindi per te la pittura finisce per confondersi con la scrittura.
Esatto. E’ proprio da tutto il groviglio di segni stratificati nella memoria collettiva dell’umanità, dai segni primitivi e aspri, dai gesti a volte brutali e perentori, a volte preziosi e raffinati, da queste forme informali, ricavo i miei modelli e molto del carburante spirituale che mi spinge avanti nel mio dialogare incessante col mondo e nella mia ricerca di senso.
Ecco finalmente una poeta che ha il coraggio di raccontarsi in poesia.
Massimo Tosco, a differenza di tanti che distillano le loro liriche, arrivando a un'essenzialità rarefatta, a un verbo purificato e senza più carne, ha scelto di mettere sulla carta tutto il suo mondo con le scorie, le preoccupazioni, le paure, i problemi e i dubbi di ogni genere: religiosi, politici, esistenziali. La sua è una poesia che narra, che impreca, che argomenta, che ragiona e che prende continamente posizione.
A costo di cadere nel predicatorio e nello scurrile vuol farci sapere quello che pensa davvero del mondo, di se stesso e di Dio.
Massimo tosco non si sottrae al compito di interpretare tutta la realtà, di manifestare tutta la sua passione civile, i suoi dubbi di quasi-credente e di eretico incallito, le inquietudini del proprio vivere quoitidiano, i drammi della sua infanzia, le illusioni e i fallimentil della sua generazione.
L’attività narrativa di Massimo Tosco si articola in due filoni principali. Da un lato le opere realizzate a quattro mani con Rita Sperone: soprattutto racconti e romanzi per ragazzi e fiabe per bambini. Alcune di queste opere sono edite. Citiamo in particolare:
2093 fuga nelle tenebre
Ediz. Il Capitello
Bombo le avventure di un furbo scimpanzé
Ediz. L’Altro Modo
Paura di volare
Ediz. Kalendamaia
La torta di nozze
Ediz. Senza Confini
Matteo senza orecchie
Ediz. Signum
L’amico nel taschino
Ediz. Raffaello
La Passione di Torino
Ediz. L’Altro Modo
Ai piedi della Notte
Ediz. Trauben
L’altro filone delle opere di Massimo Tosco è costituito da racconti e romanzi in continua evoluzione e riscrittura, senza mai approdare a una redazione definitiva e quindi a una pubblicazione. Alcune opere hanno raggiunto proporzioni ragguardevoli e sono in lavorazione da decine di anni, come il romanzo SOSPIRO MIO CARNALE, la cui prima versione data dal 1978. L’unica preoccupazione dello scrittore Massimo Tosco è quella di scandagliare giorno per giorno il mistero della propria e altrui esistenza, esprimendo con limpidezza e incisività la propria personale visione del mondo.
NON CI SONO ATTUALMENTE MOSTRE O EVENTI DI MASSIMO TOSCO DA SEGNALARE
TOP ^Potete contattare Massimo Tosco presso:
La Casa dell'Arte: Laboratorio e sala mostre.
P.zza Parrocchiale 13 - Luserna S. Giovanni (To) - Tel. 0121.954204
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