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In un giorno posso fare con tranquilla incoerenza un quadro informale e un paesaggio in stile fauve. Penso che la vera coerenza stia nell’amore e nella dedizione quotidiana per la manualità e la gestualità del dipingere e non tanto nel rigore stilistico. E’ tutta una questione di sensualità: a me dipingere piace fisicamente. Comunque, per rispondere un po’ più precisamente alla domanda sui diversi periodi e sulle varie tematiche: all’inizio per imparare, come quasi tutti i principianti, ho copiato: Corot, Géricault, i macchiaioli e gli impressionisti. Mi piaceva moltissimo copiare. Poi incominciai a imitare: Carrà, Morandi, Sironi, De Pisis… Poi dal 1967 mi sono gettato a capofitto nell’espressionismo astratto e nel ´68 ho fatto, come ho già detto, la mia prima mostra con quadri che guardavano a Pollock e Kline. Negli anni Settanta il mio dio diventa Bacon e mi converto a un figurativo molto deformato e rabbioso. Realizzo ad esempio nel 1976 la serie di “Nostra Signora degli Inquinati”: madonne rinascimentali in stile baconiano. Poi negli anni Ottanta realizzo soprattutto opere su carta, ma anche le grandi tele del ciclo “Storia dell’arte”. Negli anni novanta, dopo la parentesi dei “Re” e delle “isole tropicali”, ritorno decisamente all’espressionismo astratto e informale. Inizia il lungo periodo delle “finestre” e delle “scritture” che dura tuttora.
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Parlami ancora un po’ dell’importanza della scrittura nella tua pittura.
Quindi per te la pittura finisce per confondersi con la scrittura. |
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