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1952 - Nel Collegio di Carmagnola. Massimo Tosco è quello coi pantaloni corti, davanti alla sua prima scultura
2005 - Meditazione

 

 

1969/1972 - Mentre la famiglia cresce, con Rita Sperone hanno tre figli..

In un giorno posso fare con tranquilla incoerenza un quadro informale e un paesaggio in stile fauve. Penso che la vera coerenza stia nell’amore e nella dedizione quotidiana per la manualità e la gestualità del dipingere e non tanto nel rigore stilistico. E’ tutta una questione di sensualità: a me dipingere piace fisicamente. Comunque, per rispondere un po’ più precisamente alla domanda sui diversi periodi e sulle varie tematiche: all’inizio per imparare, come quasi tutti i principianti, ho copiato: Corot, Géricault, i macchiaioli e gli impressionisti. Mi piaceva moltissimo copiare. Poi incominciai a imitare: Carrà, Morandi, Sironi, De Pisis… Poi dal 1967 mi sono gettato a capofitto nell’espressionismo astratto e nel ´68 ho fatto, come ho già detto, la mia prima mostra con quadri che guardavano a Pollock e Kline. Negli anni Settanta il mio dio diventa Bacon e mi converto a un figurativo molto deformato e rabbioso. Realizzo ad esempio nel 1976 la serie di “Nostra Signora degli Inquinati”: madonne rinascimentali in stile baconiano. Poi negli anni Ottanta realizzo soprattutto opere su carta, ma anche le grandi tele del ciclo “Storia dell’arte”. Negli anni novanta, dopo la parentesi dei “Re” e delle “isole tropicali”, ritorno decisamente all’espressionismo astratto e informale. Inizia il lungo periodo delle “finestre” e delle “scritture” che dura tuttora.


Parlami ancora un po’ dell’importanza della scrittura nella tua pittura.
In questo lavoro incessante di costruzione e decostruzione, di citazione e di istintiva ri-creazione di mondi primordiali, in questo continuo confronto con tutte le innovazioni stilistiche del Novecento (dadaismo, espressionismo, astrattismo, informale, pop), quello che negli ultimi vent’anni mi ha sedotto e influenzato maggiormente è stato l’incontro con le innumerevoli forme di scrittura, cioè con la fisicità e gestualità del tracciare segni alfabetici o ideogrammi, insomma i vari modi pratici e concreti di scrivere. I graffiti preistorici, i geroglifici, il lineare A e B, gli ideogrammi cinesi e giapponesi, l’ebraico, l’arabo, le strane grafie delle lingue più svariate mi affascinano e sono per me un riferimento costante se pur incomprensibile ( io non sono un poliglotta: me la cavo bene solo con l’italiano e il piemontese).

 

Quindi per te la pittura finisce per confondersi con la scrittura.
Esatto. E’ proprio da tutto il groviglio di segni stratificati nella memoria collettiva dell’umanità, dai segni primitivi e aspri, dai gesti a volte brutali e perentori, a volte preziosi e raffinati, da queste forme informali, ricavo i miei modelli e molto del carburante spirituale che mi spinge avanti nel mio dialogare incessante col mondo e nella mia ricerca di senso.




1952 - Nel Collegio di Carmagnola. Massimo Tosco è quello coi pantaloni corti, davanti alla sua prima scultura
Cartolina.

 

 

1969/1972 - Mentre la famiglia cresce, con Rita Sperone hanno tre figli..
1999 - On the great lakes